L’abito di piume di Banana Yoshimoto

Cari lettori,

con questo post inizia la mia avventura nel mondo dei libri e, come prima recensione, non potevo non scegliere uno dei miei libri preferiti: L’abito di piume, della nota scrittrice giapponese Banana Yoshimoto. Ho avuto il piacere di leggerlo per la prima volta nel 2008, anno della sua pubblicazione e, nonostante la storia di snodi in poco più di cento pagine, è così ricca di emozioni, che non ho resistito a leggerlo una seconda volta poco tempo fa.

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Autore: Banana Yoshimoto

Titolo: L’abito di piume

Editore: Feltrinelli

Data di pubblicazione: Giugno 2008

Pagine: 132

ISBN: 8807819384

Prezzo: € 7,00

Trama

Dopo aver vissuto a Tokyo una relazione con un uomo sposato, Hotaru torna nel suo paese natale, un piccolo borgo attraversato da un fiume, delusa e affranta per la fine di un amore. Il suo è un ritorno al passato, nel tentativo di ritrovare pace e serenità. Sua madre è morta e suo padre si trova momentaneamente in California per lavoro. Trascorre le giornate ad aiutare la nonna nel suo caffè, rivede i luoghi dell’infanzia e rincontra la sua amica sensitiva Rumi, che la aiuterà ad aprire gli occhi e a risollevarsi.

Un giorno, durante una passeggiata lungo il fiume, Hotaru incontra Mitsuru, un ragazzo che le sembra di aver già conosciuto, ma non ricorda dove e quando. Saranno i racconti di sua nonna e della madre di Mitsuru a svelare il mistero. Alla fine Hotaru riuscirà a lenire il dolore per l’amore finito allontanando i rimpianti e cominciando di nuovo a vivere.

Recensione

“Hagoromo” (letteralmente l’abito di piume), è un termine giapponese che indica un leggerissimo kimono giapponese ornato da lunghi nastri, che veniva indossato dalle tennyo – creature della mitologia nipponica paragonabili a delle donne-angelo – per volare tra il mondo terreno e l’aldilà. Secondo l’autrice, nel momento in cui Hotaru riuscirà a dimenticare definitivamente il passato e ricomincerà a vivere, sarà come indossare quest’abito per volare leggera verso una nuova vita.

Con uno stile scorrevole e semplice, ma coinvolgente, il racconto riesce a trasportarci  al suo interno. Ciò che ci trasmette è la speranza nel futuro, attraverso una sensazione di calma, serenità e di certezza che tutto scorre, passa, si supera e si sviluppa come esperienza. Anche il dolore più intenso, col tempo, sorprendentemente si allontana. Noi donne possiamo facilmente riconoscersi nel dolore, nella malinconia e infine nel sollievo della protagonista, senza dimenticare come affetti familiari e amicizia possano essere sempre di aiuto nei momenti difficili.

Come afferma la stessa Yoshimoto nel post scriptum, la storia è molto simile ad una favola e ne consiglia la lettura a chiunque stia attraversando un momento difficile, nella speranza che possa aiutare ad alleviare le sofferenze.

L’Autrice

Banana Yoshimoto è nata a Tokyo nel 1964 ed è divenuta famosa in tutto il mondo fin dalla pubblicazione del suo primo romanzo Kitchen (1991). Il suo linguaggio è intimo e semplice ed è molto apprezzato soprattutto dai lettori più giovani che si immedesimo nel  dolore e nella solitudine, temi ricorrenti nei suoi romanzi. Tra i suoi libri, ricordiamo N.P. (1992), Sonno profondo (1994), Tsugumi (1994), Lucertola (1995), Amrita (1997), Sly (1998), L’ultima amante di Hachiko (1999), Honeymoon (2000), H/H (2001), La piccola ombra (2002), Presagio triste (2003), Arcobaleno (2003), Il corpo sa tutto (2004), Ricordi di un vicolo cieco (2006), Il coperchio del mare (2007), Chie-Chan e io (2008), Delfini (2010), High&Dry. Primo amore (2011), Un viaggio chiamato vita (2012), Moshi moshi (2012).

Il suo sito ufficiale

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